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Fibra ottica, perché non funziona mai

Fibra ottica, perché non funziona mai

“Il problema è che gli operatori telefonici spacciano per fibra anche quella che non lo è” dice la voce fuori campo della trasmissione Rai Report, nella puntata Gli sfibrati al minuto 5:50 dello scorso 9 aprile. Come in un romanzo giallo che si rispetti, il problema è che il colpevole normalmente non è il maggiordomo, principale indiziato fino all’ultima pagina quando – fra lo stupore dei lettori creduloni – si scopre il vero assassino.

La faccenda della qualità della fornitura dei servizi su rete di telecomunicazione è una questione un po’ più complicata di quanto ci raccontano. Facciamo un esempio, solo apparentemente non pertinente. Vi è mai capitato di avere tutte le “tacche” del vostro telefono cellulare al massimo e di non riuscire a parlare? Ma come, c’è tanto segnale in aria, perché non riesco a capire cosa dice il mio corrispondente? Allora, io che sono furbo, gli chiedo se è lei (o lui) dall’altra parte ad avere “poca birra”: macché anche di là il segnale è buono e – perbacco! – ora addirittura cade la linea. In quel caso l’assassino di solito è l’interferenza fra segnali e il povero maggiordomo (in veste di tacche di segnale) viene condannato senza colpa.

Le trasmissioni come Report spesso fanno un ottimo servizio al consumatore ma in Italia quando si parla di fibra ottica e dintorni, purtroppo, si passa da un intervistato in conflitto di interesse a un altro con competenze discutibili. Si mescolano i problemi tecnici con le scelte politiche tanto popolari fra consumatori avvelenati da un decennio di disinformazione e il gioco è fatto! I problemi non sono affrontati sotto la giusta prospettiva e l’Italia spende miliardi di euro in modo improvvido rimanendo sempre inesorabilmente in fondo alle classifiche internazionali.

Dunque che fare? I clienti (naturalmente disorientati) fanno contratti a velocità di bit sempre maggiori: chi fa un contratto a 200 Megabit al secondo e si vede erogare meno di 50 Mega, giustamente protesta (ci mancherebbe!). Ma la verità nessuno la dice. 200 Mega oggi non servono a nessuno perché le applicazioni, anche quelle video, non necessitano di queste velocità (e non parliamo di un Giga!): forse fra cinque o più anni con la realtàaumentata dappertutto (chissà). Una velocità compresa fra 30 e 50 Mega è più che sufficiente per qualsiasi cliente domestico, anche di alte esigenze, per vedere due o tre video in simultanea – madre padre e figlio – e ci rimane spazio anche per qualche download e per telefonate in quantità.

Ma allora dov’è il problema e perché spesso i filmati vanno a singhiozzo e il download è lento? Tutto dipende dal fatto che i server da cui si scaricano gli applicativi sono “lontani”, ovvero (equivalentemente) che si hanno strozzature nella rete. Ciò che dovremmo chiedere agli operatori è di avvicinare i contenuti ai clienti e si tratterebbe di un approccio “win-win”: per gli operatori i costi sarebbero enormemente inferiori a stendere fibra a iosa, mentre i clienti avrebbero la qualità di servizio richiesta anche con il contratto di accesso che già hanno sottoscritto.

Provate ad andare sul sito di Sky-Uk, ossia del ben noto operatore televisivo nel Regno Unito. Negli ultimi tempi, Sky ha cambiato approccio commerciale e ora non è più solo un operatore tv via satellite ma vende anche servizi internet e di telefonia mobile. Essendosi dotato di propri server in prossimità dei punti di accesso dell’operatore BT con cui si è accordato, fornisce tutti i servizi (broadband, mobile, tv, etc.) ai propri clienti con soli 19 Mega (penso a quel povero intervistato da Report che con 49 Mega soffre le pene d’inferno).

Provate anche andare sul sito di Netflix: troverete che per portarvi a casa i film HD (i più frequenti oggi) con qualità alta e senza interruzioni richiede solo cinque Mbit/s. Sì, cinque non cinquanta!

Quella della banda ultra larga in Italia è una vera guerra di spie, affascinante come un romanzo di John Le Carré. Una competizione sotterranea a colpi di controinformazione. Anche i giornalisti di Report, così scrupolosi in tante materie, vengono messi nel sacco dai professionisti del raggiro broadband. Dunque attenzione a fare i processi indiziari: il colpevole quasi mai è il maggiordomo!

 

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

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